martedì 12 marzo 2013

Italiani, Popolo Sovrano (?)









Il Senso della Democrazia Diretta
DI ENRICO GALAVOTTI

Nella storia le tragedie avvengono soprattutto non quando si ha torto (come nelle dittature), ma quando si ha ragione e si pretende di averla (come nelle dittature che sostituiscono altre dittature). Cioè quando le proprie ragioni, che possono essere anche migliori di quelle altrui o di quelle precedenti temporalmente alle nostre, vengono imposte con la forza. E' sotto questo aspetto singolare che chi ha ragione e pretende di averla, non s'accorge che se c'è una cosa che contraddice la verità è proprio l'uso della forza.

C'è solo un caso in cui la forza smette d'essere tale e diventa diritto: quando è la forza della stragrande maggioranza di una popolazione (o di un intero paese). In questo caso si è soliti dire che vi sono più probabilità che la ragione stia dalla parte della grande maggioranza, ammesso (e non concesso) che sia possibile stabilire effettivamente la volontà di questa maggioranza. Il "non concesso" è d'obbligo là dove si pensa di stabilire tale volontà limitandosi a quella parodia di democrazia che è l'elezione dei parlamentari. Quando la popolazione avverte l'esigenza di esercitare la forza come un proprio diritto, significa che non si sente rappresentata da chi la governa, ovvero che al governo si sta usando la forza contro gli interessi della grande maggioranza della popolazione, si sta usando la forza per violare dei diritti generali, che a tutti bisognerebbe riconoscere. E' a quel punto e solo a quel punto che alla forza di una risicata minoranza detentrice del potere, bisogna opporre la forza della grande maggioranza che lo subisce. Solo a quel punto la forza diventa violenza rivoluzionaria, avente cioè lo scopo di abbattere il governo in carica con una insurrezione popolare. Tuttavia la storia ci dice che le tragedie avvengono proprio quando si è abbattuto il governo autoritario in carica. Infatti succede sempre che i trionfatori credono d'essere autorizzati a servirsi delle loro ragioni come occasione per imporre una nuova forza. Col pretesto di dover abbattere tutti i nemici che ancora cercano di opporsi al nuovo governo, si impongono nuove servitù, nuove costrizioni, spesso peggiori delle precedenti. E il popolo, abituato a obbedire, ingenuamente le subisce, le accetta passivamente per il bene comune, pensando a una qualche "ragion di stato".

Tutte le rivoluzioni sono fallite proprio perché i vincitori finivano col comportarsi come i vinti. Persino quando le ragioni sono state di tipo "socialista", si è verificato questo fenomeno. Bisogna dunque trovare il modo per scongiurare un'involuzione della democrazia. E l'unico non può essere che quello di affidare allo stesso popolo le sorti del proprio destino. Chi lo avrà guidato alla vittoria, dovrà riconoscergli la capacità di autogestirsi e di difendersi da solo contro eventuali nemici. Il popolo deve sperimentare il significato della democrazia diretta, autonoma, localmente gestita, dove l'esigenza di affermare una qualche forma di centralismo può essere determinata solo da un consenso preventivo, concordato e motivato da parte delle realtà locali, che possono stabilire un patto tra loro al fine di realizzare un obiettivo specifico. La democrazia o è diretta, locale, autogestita, o non è. La democrazia delegata, centralizzata, nazionale o sovranazionale ha senso solo se è temporanea e solo se le prerogative sono ben definite dalle realtà locali territoriali. Se si escludono i momenti particolari delle guerre contro un nemico comune, occorre affermare il principio che vi è tanta meno democrazia quanto più chi la gestisce è lontano dalle realtà locali. Ecco in tal senso è possibile usare l'idea di "federalismo" per spingere la democrazia verso obiettivi più significativi di quelli attuali, che non possono certo essere quelli di rendere il capitalismo più efficiente, né quelli di scegliere, come contromisura al rischio di una disgregazione sociale, di aumentare i poteri dell'esecutivo (che alcuni vorrebbero trasformare in "presidenzialismo").

Per conservare l'unità nazionale non c'è bisogno di alcun presidenzialismo. Se le realtà locali (federate tra loro) sono democratiche, è la democrazia stessa, è la sua intrinseca forza etica e politica, a tenere unita la collettività nazionale e internazionale. Ma perché questa democrazia non sia una mera formalità della politica, occorre che da essa si passi al "socialismo", cioè alla gestione comune delle risorse vitali, alla socializzazione dei mezzi produttivi, in cui il primato economico passi dal valore di scambio al valore d'uso.

fonte: http://eccocosavedo.blogspot.it/2011/04/il-senso-della-democrazia-diretta.html

Pierre Levy - L’ideale della democrazia non è l’elezione dei rappresentanti, ma la partecipazione del popolo alla vita della città







L’Importanza di non Uniformarsi
DI MARCO CANESTRARI

Siamo abituati è vero,

Negli usuali sistemi politici il singolo individuo non ha un vero potere sociale, siamo abituati a doverci unire in gruppi creando coalizioni sempre più ampie per acquisire il peso necessario a dare vita alle nostre idee su scala nazionale o mondiale.

Utilizzando questo metodo, nei piani alti del potere dove si muovono i capitali, ogni singolo essere umano si trova rappresentato, da un partito o una coalizione nazionale, definita, con un simbolo ed un programma, pianificato tenendo conto delle preferenze di massa del momento.

Miliardi di singoli individui pensanti, con idee diverse e in cambiamento, si trovano così a doversi uniformare, rinunciando a una gran parte delle proprie idee personali. Dobbiamo scegliere in quale contenitore ci troviamo meglio, per poi rimanerci per un periodo definito. Inoltre, sappiamo tutti che i grandi partiti ed i capi da loro scelti, al giorno d’oggi, non possono essere più indipendenti dalle pressioni dell’enorme potere economico mondiale, dove alcune Corporations da sole, potrebbero “acquistare” (metaforicamente, parlando in termini di P.I.L.) intere nazioni europee ed extraeuropee. Con questo sistema, ci ritroviamo infine, a dover seguire i provvedimenti imposti dalle alleanze e dagli scambi fatti da i leaders delle coalizioni che si trovano in cima alla piramide del potere.

Questa distanza fra l’individuo e il potere, e questa costrizione innaturale dell’uomo negli “statuti” o “programmi” (nel caso ottimistico che il partito rimanga fedele agli elettori) dei gruppi più grandi che hanno il vero potere, riduce a zero la naturale RI adattabilità dei singoli verso gli infiniti nuovi stimoli che riceve continuamente.

Siamo abituati è vero, ci dicono che questa è la democrazia e a molti fa comodo, ma siamo veramente costretti ad unirci sotto un cappello comune e determinare questa struttura monolitica a partiti?

Come diceva Pierre Levy - L’ideale della democrazia non è l’elezione dei rappresentanti, ma la partecipazione del popolo alla vita della città – che stiamo invece, progressivamente perdendo.

L’Intelligenza Collettiva è la capacità di una comunità umana di evolvere verso una capacità superiore di risolvere problemi, di pensiero e di integrazione attraverso la collaborazione e l'innovazione.

Abbiamo già tutti gli strumenti per agire come collettività: Informarci e Informare, Sviluppare delle idee, Accrescere le Competenze, Insegnare, mantenere una Memoria di tutto, Scegliere Direttamente, Acquisire Fondi e Organizzare l’attuazione delle Soluzioni con dei metodi in cui partecipiamo attivamente ad un continuo cambiamento di tutta la struttura. Insomma, Le stesse facoltà che ha una vera intelligenza individuale, ma con una potenza enormemente superiore alla somma dei singoli.

Migliaia di gruppi stanno nascendo con gli stessi principi, orientati verso la soluzione dei problemi della società moderna. Le conoscenze si diffondono a macchia d’olio, affinando ogni giorno gli strumenti per permettere una cooperazione efficiente e libera, senza deleghe ne rappresentanti, in continuo e rapido miglioramento…

Gli strumenti già esistono, stanno aspettando che le masse prendano confidenza ed inizino a sfruttarli…

fonte:http://eccocosavedo.blogspot.it/2009/07/limportanza-di-non-uniformarsi.html

venerdì 11 novembre 2011

Italia, o .... ?


L'Italia è una creazione dei Rothschild (di Renzo Minari)
In una lettera alla sorella di Luigi Filippo, Talleyrand, allora ambasciatore a Londra, scrisse il 15 ottobre 1830: "Il ministero britanni...co è sempre messo al corrente di tutto da Rothschild da dieci a dodici ore prima dei dispacci di Lord Stuart (l' ambasciatore a Parigi). Le loro navi non imbarcano passeggeri e salpano con qualsiasi tempo". I Rothschild non si fanno scrupoli, combattono senza mezze misure chi minaccia di intaccare il loro potere e non si lasciano fermare nemmeno dalle guerre, anzi le loro capacità sono tali che riescono ad essere al contempo i banchieri di Cavour e di Metternich e la loro spregiudicatezza è pari alla loro abilità."fonte:http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/02/20/per-banchieri-dei-re-un-avventura-di.html ---------------------------- Nel 1831 Cavour indebitò il Piemonte con James de Rothschild, per pagar i debiti si fece aiutare da Carlo de Rothschild con ulteriori prestiti di 180 mila scudi l'anno. In questo modo il Piemonte e Cavour furono presto nelle mani dei Rothschild. Questo fù un primo passo fondamentale per arrivare all' unione dell' Italia con la forza e decisa dai Rothschild stessi attraverso i "burattini" Garibaldi, Cavour, Mazzini, Bixio, etc.fonte:Daniela Felisini, «Le finanze pontificie e i Rothschild», Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1991 http://www.disinformazione.it/vaticano.htm ------------------------------------------------- La questione meridionale rimane irrisolta Dopo l’impresa di Garibaldi,la quasi totalità della ricchezza «napoletana» andò al Piemonte, e Camillo Benso Conte di Cavour poté saldare i suoi enormi debiti con iRothschild. fonte:http://www.ilgiornale.it/pag_pdf.php?ID=12921 La conquista degli Stati che componevano la Penisola italiana e, in particolare, del ricco Regno delle Due Sicilie da parte dei Savoia non fu solo dettata dall'esigenza di rientrare dall'esposizione nei confronti di Banque Rothschild che aveva già investito parecchio nelle avventure belliche piemontesi. Nella spedizione dei Mille il ruolo della massoneria inglese fu determinante con un finanziamento di tre milioni di franchi ed il monitoraggio costante dell'impresa. fonte:http://www.ilgiornale.it/cultura/un_finanziamento_massoneria_britannica_dietro_avventura_mille/storia-storia-garibaldi-savoia-mille-massoneria-rothschild/04-07-2009/articolo-id=363990-page=0-comments=1 ------------------------------- Le lettere di Mazzini a Pike (un noto satanista), ecco una frase emblematica: Il 15 agosto 1871 Pike disse a Mazzini che alla fine della Terza Guerra Mondiale coloro che aspirano al Governo Mondiale provocheranno il più grande cataclisma sociale mai visto.http://www.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Geopolitica/LA-CORRISPONDENZA-MAZZINI-PIKE-DEL-1870/ ---------------------------------------------------------------------------- ALTRO MATERIALEhttp://www.meetup.com/gruppo280/messages/boards/thread/7583162
Fonte

martedì 8 novembre 2011

PAOLO, LO SCEMO DEL VILLAGGIO

 di G.Larosa
Replicare a un cretino come Paolo Villaggio e' fin troppo facile ma l' occasione della sua ennesima bestialita' a sfondo razziale e' proficua per analizzare un po' la questione della "mentalita'", un eufemismo usato dai politicamente corretti per indicare in realta' un popolo o una categoria.

Infatti, qual' e' la mentalita' dei Liguri o dei Pescaresi?


Se fosse vero che a 150 anni di distanza abbiamo conservato entrambi cosi' profonde radici, ci sarebbe da rallegrarsene, sarebbe davvero un esempio eccezionale di attaccamento alle proprie identita' e alla propria specificita'. 

Purtroppo non e' cosi'. Tra il cesso ligure e il cesso pescarese che competono per poter entrare nel "grande fratello", che differenza c'e'? A parte una leggera inflessione dialettale, sono identici, due mostri sub umani appartenenti in tutto alla stessa identica specie e che si riconoscono pienamente nella stessa comunita' di idioti.


Altrettanto possiamo dire per molte altre questioni. Le statistiche sui divorzi, sulle storiacce infami di corna e scambisti che imperversano, perfino per l' inconsistenza dei loro cosiddetti "rappresentanti politici", non mostrano segni inequivocabili di distinzione geografica, a meno di non enfatizzare modeste differenze percentuali.

Trovate "borbonico" D'Alema e "anglosassone" Casini? Scambiate le inflessioni dialettali e faticherete a riconoscere chi dei due e' quello giusto. O vi sembra "Anglosassone" l'ebete sindaco di Genova mentre sarebbe "Borbonico" l'altrettanto ebete sindaco della nostra citta'? Sono uguali.

Uguali sono i settantenni che "sognano un amore" e cosi' lasciano la povera moglie o il povero marito che magari ha una grave malattia, soli e senza aiuto, per farsi "una compagna" o un nuovo "compagno" che dura si e non un anno solare. Uguali sono i dirigentelli delle grandi e medie aziende, manager maneggioni e mangioni, ignoranti, arraffoni e coglioni che sono stati sfornati dalle varie Bocconi o Luiss e non hanno fatto una sola giornata nel cantiere o nella fabbrica a vedere almeno come si lavora. Dove sono i Borbonici o gli Anglosassoni Vittoriani in queste squallide vicende? Eppure e' questa la mentalita' che prevale, nelle Duesicilie come in Padania, a livello di volgo e a livello di classe dirigente. E' la mentalita' di chi non vuole e non sa prendersi una responsabilita', che antepone il godimento piu' volgare a qualsiasi altra cosa, perfino ad altri piu' elevati godimenti, figuriamoci al dovere o all' etica. 

Questa lordura viene da lontano, Paolo, lo scemo del Villaggio, dovrebbe esserne cosciente, visto che ha vissuto la tragedia di un figlio tossicodipendente ma a quanto pare non lo e'.

 La mentalita' che ha unificato non solo l' Italia padana a quella duosiciliana ma anche l' Albania, la Romania, la Francia, la Germania....... chi piu' ne ha, piu' ne metta, e' quella indotta dal consumismo e dalla guerra senza tregua ai valori "tradizionali" che in realta' sono semplicemente universali, portata avanti dalle elite mondialiste (chiamiamole pure massoniche ma rispetto ai massoni ottocenteschi, questi sono la mala copia sia per obiettivi sia per capacita'). Il consumismo prevede innanzitutto uguaglianza di gusti ovunque e quindi senza troppe distinzioni tra borbonici, anglosassoni e teutonici. 
Azzerare le caratteristiche distintive di popoli ecomunita'. In secondo luogo prevede che ogni persona sia da sola, preda dei suoi falsi bisogni che devono essere continuamente alimentati ed esagerati, perche' sia schiava del contingente e dei propri vizi. L'esempio assoluto sono il fumatore accanito e il beone che spendono mucchi di denaro per cose che gli fanno male, li fanno stare male ma di cui non sono in grado di liberarsene perche' ne sono psicologicamente, prima ancora che fisicamente, dipendenti. Le colpe non sono soltanto del "beone quadratico medio" che e' diventato, in larga misura, il nostro prossimo ma del sistema che a tale punto spinge gli individui. Nessuno resta immune, anche noi, anche io che scrivo sono un "beone" anche se spero di esserlo meno del "quadratico medio". 

Prendiamo l' esempio del dissesto idrogeologico da cui ha preso il geniale spunto lo scemo del Villaggio. Avere un pezzo di terra che non sia edificabile e, quanto prima edificato, equivale ad avere non una rendita ma spese continue e grane infinite, senza alcun riconoscimento. Mantenere una simile proprieta' e' una battaglia che se non hai bei soldi in tasca, prima o poi perdi. Ho un pezzo di terra sulle colline di San Giovanni, antiche eredita' di famiglia contadina che per me sono quasi una croce: devo continuamente spendere dei soldi, devo pagare tasse, sono perennemente assillato da richieste di pagamenti o di minacce per varie inadempienze. E non ce la faccio a pagare, cosi' un po' alla volta pago anche le more e le multe. Fin che riusciro' a pagare, dopo alzero' bandiera bianca. Se avessi brigato per renderle edificabili, avessi fatto una di quelle villacce da bifolchi rivestiti che si vedono nei poderi accanto al mio e avessi venduto il rustico immondo col terreno incolto attorno, avrei dei soldi netti, pagata la tassa, una volta per tutte, non dovrei piu' pagare niente e spendere niente, potrei comprare un buco fetuso al centro per affittarlo come negozio e farmi un ulteriore rendita.

 Questo avviene a San Giovanni, nelle Duesicilie Borboniche ma nella integerrima Liguria Vittoriana dello scemo del Villaggio come va? Stessa identica cosa. Anche li', infatti, chiunque ha potuto, ha costruito, ha cementificato, ha venduto, ha fatto il negozio, il residence, il centro sportivo o turistico, senza esitare. Possiamo dargli torto? Invece di prevedere una remunerazione per chi mantiene il paesaggio, manutiene le colline e i fossi, preserva il territorio, sono previste tasse e batoste appena qualcosa non va. Allora si svende, si cementifica, si distrugge, almeno si campa. La classe dirigente consumista vive alla giornata, all' arraffo, non pensa al domani. E la gente si adegua, alcuni col mal di pancia, altri ben felici ma si adeguano quasi tutti e quando si diventa "quasi" l' effetto devastatore e' lo stesso che se si fosse "tutti". 

Ma allora cosa fare per cambiare "mentalita'", senza bisogno di scomodare gli illustri Borbone di cui siamo fieri e gli illustri Vittoriani anglosassoni a cui va, da "nemici", tutta la nostra cavalleresca stima?

 Intanto occorre che chi ha ancora coscienza della tragedia epocale che si sta consumando, si organizzi e metta insieme le forze con gli altri che la pensano se non come lui ma che abbiamo almeno la stessa sensibilita'. Insieme, poi, occorre cominciare a farsi valere, smettere di subire. Servono azioni dimostrative che impediscano fisicamente all' ennesimo ipermercato di aprire e, se non si riesce a impedire l' apertura, per lo meno che impediscano agli ennesimi deficienti che fanno a pugni per entrare di accedere. Dobbiamo superare le solite dotte lagnanze delle associazioni di commercianti e degli esseri "umani" schifati dei sub-umani. Bisogna pretendere che i fondi europei non vadano a chi fa "vendemmia verde" (come non odiare queste merde europeiste che coniano perfino simili infami appellativi!). Bisogna difendere chi coltiva la terra, sostenerlo a "trasgredire", come hanno dovuto fare recentemente i nostri pastori per poter fare la transumanza: hanno dovuto infrangere una caterva di regole e regolamenti e rifiutarsi di pagare le multe relative, pazzesco ma e' stato cosi'. Dobbiamo appoggiare anche fisicamente chi chiede un riconoscimento perche' nel suo podere ci sono alberi di alto fusto con radici profonde, insomma, bisogna aiutare in tutti i modi chi va premiato perche' non specula e non puo' speculare. Questo vale anche per i piccoli negozi e gli esercizi commerciali ancora esistenti nella della citta' e non nei centri commerciali.

 Non aspettiamoci piu' un pacifico riconoscimento dall' alto, dovremo conquistarci la nostra tutela idrogeologica, i nostri stili di vita non devastanti, la nostra societa' "solidale" e lo dovremo fare con la forza perche' non si ha diritto senza forza (Dario Paccino, ex DP, lo scemo del Villaggio era un suo commilitone ma non credo abbia mai letto il libro "gli invendibili" da cui e' tratta la frase). Quindi dobbiamo impegnarci ad essere piu' forti, a pesare di piu', a farci rispettare e non stare impauriti e indignati a macerare nel nostro rammarico e nella nostra indignazione. Possiamo farcela, noi Abruzzesi a recuperare la nostra borbonica dignita' e loro, i Liguri, a recuperare la loro, se sia quella Vitoriana anglosassone di cui parla l' imbecille o un'altra, non importa, va bene lo stesso.


lunedì 7 novembre 2011

La "Laurea dei Re" ad Umberto Veronesi


Insignito dal King’s College di Londra, prestigioso santuario della medicina anglossassone, per “l’umanizzazione della medicina” portata verso il paziente

Non c’era bisogno di asportare tutto il seno, bastava la quadrantectomia. Quando lo studio di Umberto Veronesi e della sua équipe uscì con risultati che dimostravano che le guarigioni ottenute con questo nuovo metodo erano sovrapponibili a quelle ottenute con l’intervento di mastectomia radicale, il New York Times lanciò la notizia in prima pagina. Adesso agli innumerevoli riconoscimenti si aggiunge il prestigiosissimo conferimento della laurea honoris causa “per l’umanizzazione della Medicina” da parte del King’s College di Londra, santuario della cultura medica anglosassone.
Umberto Veronesi è il primo italiano al quale il famoso ateneo conferisce questo titolo. Ha confessato di essere emozionato: “E’ un segnale di apprezzamento internazionale dell’Italia come culla del principio dell’integrità corporea nella cura dei tumori” ha detto l’oncologo. Veronesi, che da giovane aveva dimostrato molto interesse per la psicologia, ha voluto ricordare che è nata in Italia, alla fine degli anni Sessanta, la tradizione dell’attenzione all’identità del corpo come specchio dell’identità della mente. Per quegli anni, era un concetto rivoluzionario. E’ stato l’idea-guida seguita da Veronesi, prima all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, poi all’Istituto Europeo di Oncologia: “Bisognava affermare una nuova cultura, la cultura della dimensione psicologica della malattia, che ha sempre due realtà: quella clinica studiata dal medico, e quella umana percepita da ogni malato.”
Il seno riveste un ruolo di grande importanza per l’identità femminile profonda, e i lunghi anni di ricerca per arrivare all’intervento conservativo (prima con la quadrantectomia, poi con la tecnica del linfonodo-sentinella) hanno portato a una vera e propria rivoluzione copernicana, che Veronesi riassume così: “Il principio da seguire nella scelta di una terapia non è il massimo tollerabile (la dose o l’intervento più massiccio che il paziente può sopportare) ma il minimo efficace, cioè il trattamento che a parità  di efficacia garantisce la minore invasività o tossicità per il malato.”
Negli anni Sessanta Umberto Veronesi era considerato un “eretico” dalla stragrande maggioranza dei suoi colleghi, che quasi gli decretarono l’ostracismo a causa di questa tesi, che veniva giudicata arrischiata. Il tempo e gli incontrovertibili risultati dello studio su un grande numero di donne gli hanno dato ragione. Come “valore aggiunto”, la nuova realtà degli interventi conservativi ha ottenuto l’effetto di avvicinare un gran numero di pazienti alla prevenzione. Si è creato quindi un circolo virtuoso che ha avuto come esito la riduzione della mortalità. Sottolinea Veronesi: “In meno di 50 anni il tasso  medio di guarigione  per il tumore del seno è passato dal 40% dei casi al 80% di oggi. E il processo innescato non si è ancor fermato :  ora il nostro prossimo  obiettivo è eliminare il cancro  del seno dall’ elenco  delle  cause di mortalità della donna. Ce l’abbiamo già fatta in un caso : il tumore del collo dell’utero. Con l’adesione in massa delle donne al pap test,  e poi alle nuove tecniche  di anticipazione diagnostica,  fino al vaccino, nei Paesi occidentali siamo sulla buona strada. Per il tumore del seno questo cambiamento di approccio è stato fondamentale perché  di  fronte alla possibilità reale di salvare il benessere fisico e psichico, le donne hanno vinto  la loro istintiva resistenza a sottoporsi agli esami ed hanno  iniziato ad aderire alla diagnosi precoce. Sulla base  dei primi risultati,  che ci hanno permesso di salvare il seno a migliaia di donne, limitando la mastectomia ai casi assolutamente necessari, abbiamo predicato per anni che prima il tumore è scoperto, maggiori sono le possibilità di trattamenti conservativi, e il mondo  femminile ci ha ascoltato. La partecipazione delle donne  ci ha stimolato a trovare strumenti e tecnologie diagnostiche sempre  più accurate e in grado potenzialmente di azzerare questo tumore. Il problema  rimane ora nei Paesi emergenti e a questo ci stiamo dedicando, soprattutto  in Africa.”
A Londra, nel venerando King’s College, Veronesi ha raccontato del suo anno di studio al Chester Beatty, dove conobbe i futuri premi Nobel Francis Crick e James Watson, che hanno rivoluzionato la scienza d’oggi con la scoperta della struttura del Dna. Erano tre giovani, entusiasti delle finestre che si aprivano sul mondo internazionale che è quello della scienza. Veronesi ricorda con piacere: “In poco tempo ho assorbito molto della cultura  e del metodo scientifico anglosassone, come l’ amore per le scienze naturali o  la valorizzazione della statistica applicata alle scienze. In particolare ho sviluppato la capacità  critica, tipicamente britannica,  nei confronti dei risultati individuali. Ho imparato che il primo pensiero dopo aver concluso una ricerca con successo, è quello di analizzarla criticamente, per vedere quali sono i punti deboli e quelli da migliorare. Questa mentalità ha reso meno difficile per me lanciare nel 1969, ad una assemblea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità molto stupita, l’idea del minimo efficace che avrebbe rivoluzionato la mia storia  personale e quella di milioni di malati. “
Ma nel panorama internazionale l’Italia ha un suo valore, tutt’altro che piccolo. Veronesi esemplifica basandosi sulla sua storia: “La storia dei progressi nella cura del tumore del seno è un modello di riferimento, un segno di speranza e una dimostrazione di eccellenza della ricerca italiana. E non parlo al passato. E’ un momento difficile per tutti, ma la nostra ricerca  non  è in cattive condizioni. Certo,  abbiamo il problema della riduzione  dei fondi, ma gli studi clinici continuano a produrre risultati interessanti.  La nostra ricerca non è mai stata estesa quantitativamente,  ma la sua qualità è buona. La produzione individuale dei nostri ricercatori è fra le  più alte al mondo. Questo perché, io credo, l’Italia ha le caratteristiche storiche e la tradizione di una comunità scientifica internazionale.”
Luigi Bazzoli

PRESIDENTE BERLUSCONI, PER IL BENE DELL’ITALIA, NON SI DIMETTA

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Presidente,
perdoni l'approccio informale. Sono il giornalista e autore Paolo Barnard, lavoro da due anni con il gruppo di macroeconomisti del Levy Institute Bard College di New York sulla crisi dell'Eurozona. Siamo guidati dal Prof. L. Randall Wray dell’Università del Missouri Kansas City, che coordina altri 10 colleghi inglesi e australiani.
Presidente, è incomprensibile che Lei non scelga di salvare la nazione, e il Suo governo, rendendo pubblico che:
a) l'Euro fu disegnato precisamente per affossare gli Stati del sud Europa, fra cui l’Italia.
b) esistono responsabili italiani ed europei di questo "colpo di Stato finanziario di proporzioni storiche". (una definizione del tutto ragionata offerta dell'economista americano Michael Hudson)

Presidente, dalle pagine del Financial Times, del Wall Street Journal e persino del New York Times, da mesi economisti del calibro di Martin Wolf, Joseph Stiglitz, Paul Krugman, Nouriel Roubini, Marshall Auerback, Le stanno suggerendo la via d'uscita. A Parigi, l’eccellente Prof. Alain Parguez dell’Università di Besancon ne ha trattato esaustivamente. Wray e i suoi colleghi Mosler, Tcherneva e Hudson pure. Nel dettaglio, essi hanno scritto che:
L'Italia è stata condannata a un’aggressione senza precedenti da parte dei mercati dall'operato dei governi di centrosinistra che La hanno preceduta, poiché essi hanno portato il nostro Paese nel catastrofico costrutto dell'Eurozona. Le famiglie italiane e il Suo governo non devono pagare per colpe non loro. Lei deve dire alla nazione ciò che sta veramente accadendo, e chi ci ha condotti a questo dramma.
L'Euro fu pensato nel 1943 dal francese Francois Perroux con il dichiarato intento di "Togliere agli Stati la loro ragion d'essere". La moneta unica è infatti un progetto franco-germanico da quasi mezzo secolo (Attali, Delors, Issing, Weigel et al.), col fine di congelare le svalutazioni competitive d'Italia e Spagna, e col fine di deprimere i redditi del sud Europa per delocalizzare in esso manodopera industriale per l'esclusivo vantaggio del Neomercantilismo franco-tedesco.
Specificamente, la moneta unica:
- Esclude un prestatore di ultima istanza sul modello Federal Reserve USA, proprio per portare la sfiducia dei mercati sui debiti dell'Eurozona.
- I debiti dell'Eurozona non sono più sovrani, poiché l'Euro è moneta che ogni Stato può solo usare, non emettere, e che ogni Stato deve prendere in prestito dai mercati di capitali privati che lo acquisiscono all'emissione. L'Euro è moneta di nessuno, non sovrana per alcuno.
- I due punti precedenti hanno distrutto il fondamentale più importante della macroeconomia di Stato, che è "Ability to pay", cioè la capacità di uno Stato di onorare sempre il proprio debito emettendo la propria moneta sovrana. L’attuale aggressività dei mercati contro il nostro Paese (ed altri) è dovuta in larghissima parte proprio alla loro consapevolezza della nostra perdita di "Ability to pay", la cui presenza è infatti l'unica rassicurazione che può calmare i mercati. Motivo per il quale il Giappone dello Yen sovrano, che registra il 200% di debito/PIL, non è da essi aggredito e ha inflazione vicina allo 0%. Motivo per cui l'Italia della Lira sovrana mai si trovò in condizioni simili al dramma attuale, nonostante parametri ben peggiori di quelli oggi presenti.
- L'Euro è moneta insostenibile, disegnata precisamente affinché l'assenza radicale di "Ability to pay" nei governi più deboli dell’Eurozona inneschi un circolo vizioso di crisi che alimenta la sfiducia dei mercati che alimenta crisi. Non se ne esce, qualsiasi correttivo non altera, né mai altererà, questo fondamentale negativo, e i mercati infatti non si placano.
- Le estreme misure di austerità per la riduzione del deficit di bilancio che vengono oggi imposte al Suo governo, sono distruttive per la Aggregate Demand di cui qualsiasi economia necessita per crescere. Sono cioè il farmaco che causa la malattia, invece di curarla. Anche questo non accade per un caso.
- Tali misure ci vengono imposte proprio perché il nostro debito pubblico non è più sovrano, a causa dell'adozione di una moneta non sovrana. Infatti, ogni spazio di manovra del Suo governo al fine di stimolare crescita e riduzione del debito attraverso scelte di spesa sovrana (fiscal policy), è stato annullato dall'adozione della moneta unica, che, ribadisco, l'Italia non può emettere come invece fanno USA o Giappone. Si tratta di una perdita di sovranità governativa senza precedenti nella storia repubblicana, e di cui le misure imposte dalla Commissione UE come il European Semester e l'Europact sono l'espressione più estreme,ma di cui noi cittadini e Lei paghiamo le estreme conseguenze.
- L'Euro e i Trattati europei che l’hanno introdotto, sbandierati a salvezza nazionale dal centrosinistra, stanno, per i motivi sopraccitati, umiliando l'Italia, nazione che ha uno dei risparmi privati migliori del mondo, 9.000 miliardi in ricchezza privata, una capacità industriale invidiata dai G20, banche assai più sane della media occidentale, e parametri di deficit che sono inferiori ad altri Stati dell'Eurozona. Lei, Presidente, sarà il capro espiatorio, noi italiani ne soffriremo conseguenze devastanti per generazioni.
Presidente, Lei deve e può denunciare pubblicamente la realtà di questa moneta disegnata per fallire. Lei può e deve smascherare le responsabilità del centrosinistra italiano e dei governi 'tecnici' in queste scelte sovranazionali catastrofiche.
Presidente, il team di macroeconomisti accademici del Levy Institute Bard College di New York e dell'Università del Missouri Kansas City, sono coloro che hanno strutturato il piano Jefes che ha portato l'Argentina dal default al divenire una delle economie più in crescita del mondo di oggi. Essi sono a Sua disposizione per definire sia la strategia comunicativa che quella economica per salvare l'Italia, e il Suo governo, da un destino tragico e che non meritiamo.
In ultimo una precisazione di ordine morale.
Presidente, io non sono un Suo elettore, e avrei cose dure da dire sul segno che la Sua entrata in politica ha lasciato in Italia. Ma non sono un cieco fanatico vittima della cultura dell’odio irrazionale che ha posseduto gli elettori dell’opposizione in questo Paese, guidati da falsari ideologici disprezzabili, come Eugenio Scalfari, Paolo Flores d’Arcais, Paolo Savona, e i loro scherani mediatici come Michele Santoro, Marco Travaglio e codazzo al seguito. Perciò come prima cosa mi ripugna che Lei sia bollato come il responsabile di colpe che Lei non ha, e che sono tutte a carico del centrosinistra italiano. Incolpare un innocente, per quanto criticabile egli sia, è sempre inaccettabile. Ma soprattutto, Presidente, se l’Italia verrà consegnata dal golpe finanziario in atto contro di noi, e da elettori sconsiderati e ignoranti, nelle mani del Partito Democratico, per noi sarà la fine. Sarà l’entrata trionfale a Roma dei carnefici del Neoliberismo più impietoso, sarà la calata della Shock Therapy su un popolo ignaro, cioè il saccheggio del bene comune più scientificamente organizzato di ogni tempo, quello che nell’Est europeo ha già mietuto più di 40 milioni di vite in due decadi, senza contare le sofferenze sociali inenarrabili che porta con sé.
I volti di Mario Monti, di Massimo D’Alema, di Mario Draghi, di Romano Prodi, dell’infimo Bersani, sono le maschere funebri di questa nazione, veri criminali e falsari di portata storica. Il cerimoniere complice si chiama Giorgio Napolitano.
Mi appello a Lei Presidente perché mi rendo conto che i miei connazionali non hanno la più pallida idea di ciò che il centrosinistra italiano ha già inflitto al nostro Paese, di ciò che gli infliggerebbe se salisse al governo, ma soprattutto di chi li guida dietro le quinte. Le eminenze grigie sono le elite Neoclassiche, Neomercantili e Neoliberiste, gente senza nessuna pietà.
Resista Presidente, affinché Lei possa usare il tempo che Le rimane per smascherare il “colpo di Stato finanziario” che sta travolgendo, fra gli altri, la nostra Italia. I mercati finanziari della “classe predatrice”, così ben descritta nella sua abiezione dall’americano James Galbraith, la odiano a morte, ci odiano a morte. Sia, Presidente, colui che piazza la mina nei cingoli della loro macchina infernale, rivelandone l’inganno chiamato Euro e Trattato di Lisbona. Gli italiani non lo faranno. Non ne sono capaci.
Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=257
7.11.2011

domenica 6 novembre 2011

Valuta locale

La valuta locale (o moneta locale) è un caso particolare di valuta complementare (o moneta complementare) con circolazione ridotta ad una zona geografica definita.

Cos'è 



Le valute locali sono strumenti di scambio, utilizzati su base volontaria, con cui è possibile scambiare beni e servizi. Le valute locali sono pensate per facilitare le transazioni e non per il risparmio o l'investimento. Dagli anni '90 il mondo sta vivendo lo sviluppo, a livello mondiale, di migliaia di differenti monete locali. Tra mezzi di scambio dominati da monete nazionali e sovra-nazionali stanno moltiplicandosi le monete progettate per usi locali e regionali.
La valuta locale può essere utilizzata in modo alternativo o complementare alla moneta ufficiale, avente corso forzoso per legge. Ogni valuta ha un rapporto di cambio con la moneta ufficiale, solitamente la parità.
In genere, la moneta locale è caratterizzata da un'emissione centralizzata a valore indotto, a debito zero: la quantità di moneta locale emessa è divisa in parti uguali fra gli appartenenti alla comunità che ne riconoscono il valore.

In Italia

Arcipelago Scec [modifica]

Il 5 aprile 2008 sul Vesuvio nasce l'associazione Arcipelago Scec, che riunisce sotto un'unica regia tutti gli esperimenti di Buoni Locali italiani: Ecoroma (Roma), Scec (Napoli), Kro (Calabria), Thyrus (Terni) e Tau (Toscana).
I Buoni locali SCEC non sono una valuta complementare. Si tratta di buoni per ottenere una riduzione di prezzo che gli associati decidono di farsi reciprocamente attraverso un atto volontario, da cui ci si può svincolare in qualsiasi momento. La percentuale di accettazione del buono di Solidarietà viene lasciata alla libera scelta dell'associato che offre prodotti o servizi; un'accettazione che va solitamente dal 10 al 30%. Pur essendo mutuato dalla pratica della GDO lo SCEC, la Solidarietà ChE Cammina, viene messo a disposizione della comunità e usato esclusivamente insieme agli euro ed ha l'obiettivo di ancorare al territorio la ricchezza e farla reinvestire nel circuito, favorendo le produzioni locali. Il coordinamento nazionale, formato dai rappresentanti regionali votati dai soci attivisti, si è dato un regolamento di distribuzione che garantisce equità, trasparenza, equilibrio nella emissione regionale /nazionale di SCEC. Arcipelago lavora anche alla ricostruzione delle comunità sociali attraverso la Solidarietà reciproca ed il mutuo aiuto riscoprendo i valori delle nostre radici contadine. Dal luglio 2010 l'agenzia dell'entrate ha risposto positivamente all'interpello promosso da Arcipelago ed ha sancito la legittimità fiscale dello SCEC.
Altro aspetto dell'uso del buono SCEC è quello legato allo scambio di servizi occasionali fra privati regolato dalla legge 53/2000 dove può essere usato come metro per il tempo dedicato.[1]
Gli "Scec" attualmente in circolazione

Roma [modifica]

A settembre 2005 nasce il simbolo econometrico Ecoroma[2], in circolazione tra gli aderenti dell'omonima associazione. Contestualmente alla circolazione degli Ecoroma, l'associazione si prefigge la costruzione e sviluppo di un circuito di economia locale preferenziale che permetta di trattenere la maggior parte possibile della ricchezza prodotta dai suoi aderenti sul territorio in cui essi stessi operano. Attualmente l'associazione EcoRoma ha adottato lo statuto di ArcipelagoScec ed utilizza gli scec tra i propri associati.

Napoli [modifica]

A maggio 2007 nasce il Buono Locale di Solidarietà Scec[3], in circolazione tra gli aderenti dell'associazione Masaniello. Contestualmente all'uso degli Scec, l'associazione si prefigge la costruzione e sviluppo di un circuito di economia locale preferenziale che permetta di trattenere la maggior parte possibile della ricchezza prodotta dai suoi aderenti sul territorio in cui essi stessi operano. La prima distribuzione avviene a Napoli il 6 maggio del 2007.
Il nome è l'acronimo di Solidarietà ChE Cammina. Non è una moneta complementare, si utilizza in percentuale con l'euro ed è una riduzione di prezzo che gli associati si fanno reciprocamente .

Toscana [modifica]

In Toscana, nel 2006 è nato il progetto TAU a seguito dell'accordo di associazioni di cittadini e commercianti di Firenze, Prato, Pistoia, Empoli, Lucchesia. Questo progetto di Buono locale, in perfetta sintonia con altri sparsi in Italia, si è fuso poi in Arcipelago Scec, che coordina i buoni locali di solidarietà Scec.

Umbria [modifica]

Il "Thyrus", ideata a Terni ed inizialmente pubblicizzata dall'Associazione Arcipelago, non è poi stata data alle stampe in quanto sostituita dal più valido e pratico "Scec" nazionale di più ampio respiro, tanto è vero che di quello che avrebbe dovuto essere il circuito ternano e che invece è diventato circuito umbro tout-court, fanno parte non solo cittadini e commercianti di Terni, ma anche della sua provincia e della provincia di Perugia[4]. Allo Scec è stata dedicata una trasmissione settimanale sull'emittente umbra Radio Galileo, in onda tutti i giovedì dalle 18, chiamata Scec-point, andata in onda per diversi mesi del 2008.

Calabria [modifica]

Secondo il quotidiano Nuovacosenza.com del 1º settembre 2008 poi, sarebbe allo studio nei Comuni di Crotone ed in quelli della sua provincia Melissa e Cirò, l'adozione di delibere analoghe a quelle di Trento e Castrovillari.
Nel giugno 2008 il Comune di Castrovillari ha deliberato in merito alla promozione dello Scec, seguito a settembre dal Comune diScandale.
È da precisare comunque che l'Arcivescovo di Crotone-Santa Severina Mons. Domenico Graziani, in quanto Presidente Nazionale del comitato scientifico di Arcipelago Scec è attualmente impegnato a promuovere l'utilizzo dello Scec nella sua diocesi attraverso incontri pubblici (Quotidiano della Calabria del 23 giugno 2008 e del 9 agosto 2008Il Crotonese del 31 maggio 2008).

Veneto [modifica]

Nel Dicembre 2008, a Padova nasce Arcipealgo Veneto affiliata di ArcipelagoSCEC nazionale. A dicembre 2009 il rapporto si chiude per incompatibilità di obiettivi, mezzi, e finalità.
Nel febbraio 2010 si affilia l'Associazione" Naturalmente Verona " di Verona, unica rappresentante nella regione Veneto del progetto ArcipelagoSCEC.

Lombardia [modifica]

Il 31 gennaio 2009 è nata a Pedrengo l'Associazione ArcipelagoLombardia, registrata presso l'Ufficio Agenzia delle Entrate Bergamo2 in data 25 febbraio 2009.

Eco-Aspromonte [modifica]

Un'altra delle prime monete locali in Italia è l'Eco-Aspromonte, circolante nel Parco nazionale dell'Aspromonte dal 2004. È unabanconota-voucher disponibile in quattro tagli per gli acquisti effettuati all'interno del parco stesso, introdotta con lo scopo di incentivare le filiere dei prodotti tipici e rafforzare l'identità locale. Inoltre tutte le banconote hanno una scadenza che impedisce l'accumulo di moneta inoperosa e dunque evita la funzione della cosiddetta "riserva di valore".
Altri esempi di valuta locale, come i SIMEC, sono stati contestati ma poi dissequestrati e quindi legali, ma l'esperimento non è ricominciato. L'euro è l'unica moneta avente corso forzoso.

Danee [modifica]

Il 15 settembre 2007 è stato lanciato il DANEE, "buono locale milanese"; gli organizzatori dell'iniziativa si prefiggono di farla penetrare in settori come commercio, PMI, Welfare, politiche di territorio, progetti territoriali, politiche previdenziali-assistenziali, sanitarie, carcere e giustizia.Il progetto è stato adottato da tre zone di Milano LA ZONA 6- LA ZONA 7-LA ZONA 5.

Chieti [modifica]

A Chieti il 4 novembre 2011 è stato comunicato l'avvio del Progetto Marrucinum (dal nome del popolo italico che viveva sul territorio più di tremila anni fa), un buono locale di solidarietà dal funzionamento simile a quello dello Scec, ma limitato al solo territorio teatino che si prefigge di salvaguardare il commercio teatino, minacciato dalla sempre crescente Grande Distribuzione, preservando e rafforzando il potere d'acquisto delle famiglie. Il progetto nasce per iniziativa della M.C.T. (Magnifica Comunità Teatina), un'associazione locale che si prefigge finalità a tutela e sviluppo del proprio Capoluogo di Provincia.

Nel mondo [modifica]

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I sistemi di scambio non monetario che maggiormente utilizzano valute complementari sono il MORE (Member Organised Resource Exchangesystem) presente negli Stati Uniti (Ithaca Hours) e in Giappone, il LETS (Local Exchange Trading System) diffuso in Gran Bretagna e Australia, il ROCS (Robust Complementary Community Currency System) inglese, il SEL (Système d’Echange Local) e il Tronc de Services comuni in Francia e in Paesi francofoni, i RERS (Réseaux d’échange Réciproque des Savoirs) diffusi in Francia, SvizzeraBelgio e Olanda, la Banca del Tempo attiva in Italia, Svizzera e Spagna, i Tauschring e il Wir sviluppatisi in Germania e Svizzera.

Note [modifica]

  1. ^ http://www.arcipelagoscec.net
  2. ^ ecoroma
  3. ^ Associazione Masaniello
  4. ^ http://www.arcipelagoumbria.org/

Voci correlate [modifica]

Bibliografia [modifica]

  • Gesell S., The natural economic order, Berlim, 1929
  • Greco T., Money: understanding and creating alternatives to legal tender, Green Publishing Company, 2001
  • Kennedy M., Interest & Inflation Free Money, 1988
  • Kennedy M., Lietaer B., Regionalwährungen. Neue Wege zu nachhaltigem Wohlstand, Riemann, 2004, ISBN 3-570-50052-7
  • Lietaer B., The future of money: a new way to wealth, works and a wiser world, PaperBook, 2000
  • Palmese B., Sereni S., Senza denaro, Editrice Lavoro, 2000
  • Pittau M., Economie senza denaro. I sistemi di scambio non monetario nell'economia di mercato, EMI, 2003
  • Saba M., O la banca o la vita, Arianna Editrice, 2008

Collegamenti esterni [modifica]

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