Alcuni avranno notato che sotto al nuovo simbolo continuava ad apparire, come sfondo, il Sole delle Alpi. Il simbolo Padano per eccellenza. Gli stessi avranno notato che da un po’ di giorni tale sottofondo non c’è più. Da oggi la LNAVV proverà a muoversi in totale autonomia. E’ stata una scelta sofferta, neanche condivisa da tutti: alcuni continueranno ad aderire al progetto politico LNAVV, ma sempre come proposta e piattaforma di confronto all’interno della Lega Nord Abruzzo, quantomeno continuando a considerare la Lega Nord il collettore naturale delle istanze politiche del territorio, nella certezza che, finita la fase commissariale, l’Abruzzo avrà anch’esso la propria autonomia politica. Il tempo dirà chi ha fatto la scelta giusta. Sta di fatto che uno dei collegi che si erano distinti nell’iniziale successo della Lega Nord Abruzzo, da oggi non ha più leghisti dichiarati.
Nessun litigioso e rancoroso divorzio, per carità! Piuttosto una consensuale separazione, con tanto di stretta di mano, vista l’impossibilità a far convergere l’azione politica su un obiettivo per noi inderogabile quale quello dell’immediato riconoscimento della futura autonomia politica del nostro Territorio; che non è l’Abruzzo (entità nella storia derivata da dinamiche geo-politiche ma in effetti senza una sua reale Identità etno-culturale), ma qualcosa di più ampio qualora volessimo provare a scrollarci di dosso una secolare apatica rassegnazione per riscoprire le nostre radici e con queste stesse radici rialimentare con rinnovata linfa un nostro senso di orgogliosa appartenenza, e quindi un nostro diritto-dovere di reclamare in proprio lo strumento politico dell’autogoverno. Al momento attuale la Lega non si sente di poter fare un simile azzardo, con la conseguenza che nessuno di noi può dire con ragionevole approssimazione quale sarà il futuro della nostra Terra nei progetti leghisti. Al momento, ci è stato detto, dobbiamo pensare a proporre e fare “onesta ed efficiente amministrazione”; perché la gente vuole fatti concreti, non chiacchiere. Hanno quindi involontariamente affermato che le nostre sono solo “chiacchiere”. Mettiamola così: ci siamo capiti male, chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto. Buona fortuna a entrambi. Il percorso parallelo continua a esistere, ma non c’è più un soggetto politico predefinito verso cui “preferenzialmente” indirizzare i nostri consensi. Si ricomincia daccapo.
Abbiamo descritto l’amministrazione come una “razionalità” che dà esecuzione a una “volontà” superiore, la politica, espressione personalizzata di una popolare aspettativa di futuro. La sola opzione amministrativa ha senso nella Padania dove la Lega Nord trova il suo naturale radicamento, e quindi i suoi “indigeni” politicamente rappresentativi di quel Territorio. Non ha alcun senso al di fuori della Padania, se non quello di esporre i locali aderenti a elementari accuse di servilismo partitocratico o, peggio, di vassallaggio nei confronti dei nuovi padroni venuti dal Nord. Sappiamo benissimo che comunque così non stanno le cose, che la Lega non è venuta qui per recitare la parte del colonizzatore: ma la regola d’oro della politica c’insegna che non sei quel che sai di essere, bensì quello che la gente pensa che tu sia. E allo stato attuale sarebbe fin troppo facile per i nostri avversari dipingerci come improvvisati mercenari della politica, e far passare questo ritratto come fosse una fotografia.
E allora andiamo da soli, verso un probabilissimo suicidio politico; ma non importa. Decenni fa, in nome di un’appartenenza e per nessun altro motivo, tanti uomini fecero in modo ben più pesante del nostro una scelta estrema: si legavano attorno al capo una bandana bianca e si buttavano con i loro aerei contro le navi nemiche. Tanti ridono ancora dell’inutilità e del fanatismo di quelle gesta: sono gli stessi tanti che ora ridono di noi e che non saprebbero sacrificare nulla di se stessi a un senso di appartenenza capace di andare oltre il loro senso della convenienza. Fatte le dovute proporzioni, sono molto più distanti questi tanti da noi, che noi da quegli eroi: e la distanza che c’è tra noi e quegli eroi è indubbiamente enorme, incolmabile. Ma il senso di appartenenza (e di destino) è lo stesso. Ed è ora che noi Italici di stirpe sabellica tale senso di appartenenza (e di destino) lo andassimo a rispolverare. A distanza di duemila anni. Non è mai troppo tardi. Soprattutto non è mai inutile. Come inutile non fu l’estremo gesto di quegli eroi. Tant’è che alla loro memoria, col capo chino di fronte all’entità del loro sacrificio, daremo una nuova versione grafica e cromatica al nostro simbolo. E che quegli eroi perdonino la nostra insolente arroganza.

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