E' il caso di San Pio delle Camere, in mezzo alle macerie, dove non sono ancora stati messi in sicurezza gli edifici
L'AQUILA - Quella del terremoto è una cicatrice ancora ben visibile sull’Abruzzo. Nei cinquantasei Comuni colpiti dal sisma, infatti, la ricostruzione è ancora di là da venire. In alcuni si è iniziato a intervenire sulle strutture meno danneggiate, in altri mancano ancora i progetti definitivi. E in altri ancora non sono stati neanche messi in sicurezza gli edifici.
TUTTO FERMA COME LA NOTTE DELLA SCOSSA - E’ il caso di Castelnuovo, frazione di San Pio delle Camere, venti chilometri a sudest dell’Aquila. Castelnuovo è un paese fantasma. Tutto è rimasto come la notte della scossa, quando il paese fu evacuato, chiuso e dimenticato, anche dalle cronache. Qui, come altrove, squarci, crepe, crolli e macerie sono segni indelebili che riportano al 6 aprile 2009. Già, le macerie. Il loro mancato sgombero è una delle cause della lentezza della ricostruzione, alla quale si aggiungono la farraginosa burocrazia italiana (nonostante la decretazione d’urgenza), la complessità dell’area colpita, zeppa di edifici storici e anche alcune responsabilità politiche. «Finita la fase più emozionale – dice il sindaco dell’Aquila Cialente – quella dell’emergenza, nella quale il governo era più interessato a fare vedere quanto lavoro si stava facendo, dopo di allora il ministero dell’Economia ha iniziato a frenare. Al commissario Chiodi e a me, in qualità di vicecommissario, sono iniziati a mancare i fondi».
CIFRE MISTERIOSE - E’ difficile capire quanti soldi siano circolati e stiano circolando intorno al terremoto in Abruzzo. Tanti, sicuramente. Abbastanza da far ridere qualcuno in quella tragica notte, come abbiamo appreso dalla cronache giudiziarie. «Nemmeno la fase dell’emergenza è stata gestita bene – dice Alessio Di Giannantonio, responsabile comunicazione del Comitato 3e32 –. Abbiamo chiesto più volte trasparenza. Quanto è stato speso per le tendopoli, per i cibi e i beni di prima necessità? Non abbiamo mai ottenuto risposta». Eppure operare in modo diverso è possibile. Ce lo stanno insegnando i tedeschi a Onna, la frazione dell’Aquila “adottata” da Berlino. Alcuni giorni fa l’ambasciata tedesca ha consegnato il primo edificio definitivo: Casa Onna, una sala polivalente destinata all’intera comunità. Entro pochi mesi inizieranno i lavori sulla chiesa, gravemente colpita, mentre il masterplan per la ricostruzione dell’intero borgo è già pronto. Beata efficienza teutonica.
Domenico Affinito
15 ottobre 2010
fonte:http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_15/abruzzo-reportage-puntatadue_b32f1318-d856-11df-ad4e-00144f02aabc.shtml
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